I cambiamenti della perfusione cerebrale in seguito al trattamento osteopatico

I cambiamenti della perfusione cerebrale in seguito al trattamento osteopatico

Commento all’articolo: Cerebral Perfusion Changes After Osteopathic Manipulative Treatment: A Randomized Manual Placebo-Controlled Trial [Tamburella F., Piras F., Spanò B., Tramontano M., Gili T.]

Negli ultimi anni la ricerca osteopatica ha avviato diversi studi scientifici volti a dimostrare l’efficacia clinica del trattamento manipolativo osteopatico (OMT), con particolare attenzione agli aspetti neurofisiologici in risposta all’applicazione di svariate tecniche.

Tuttavia, dato che non sono presenti in letteratura ricerche finalizzate ad individuare i suoi effetti specifici sulla perfusione cerebrale, ovvero sulla vascolarizzazione delle differenti aree cerebrali, i nostri colleghi  Federica Tamburella e al. hanno formato un team multidisciplinare con lo scopo di studiare, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica, la variazione della perfusione cerebrale in risposta al trattamento osteopatico.

I partecipanti

Risparmiandovi la lettura sui criteri di inclusione, è interessante sottolineare che i partecipanti sono tutti soggetti sani e asintomatici, reclutati e divisi casualmente in due gruppi: il gruppo OMT e il gruppo placebo. Questi sono stati sottoposti ad una risonanza magnetica, nello specifico è stata adottata la metodica detta “Arterial Spine Labeling” (ASL), prima dell’intervento osteopatico, immediatamente dopo l’intervento e dopo tre giorni da questo.

Tra la prima e la seconda RM ogni partecipante ha ricevuto una singola sessione di 45 minuti di trattamento o di placebo.

Ciò che risulta di rilievo va ricercato nel tipo di trattamento effettuato dagli operatori che non si sono limitati all’utilizzo di una sola tecnica, ma hanno effettuato un vero e proprio trattamento valutando e trattato le disfunzioni osteopatiche su ogni individuo.

Il trattamento manuale placebo è stato eseguito dagli stessi osteopati e consisteva in un tocco passivo senza mobilizzazione articolare in un ordine programmato.

Dopo ogni sessione, ai partecipanti è stato chiesto di compilare il questionario, che consisteva in domande consecutive sulla percezione del trattamento ricevuto da parte dei soggetti.

Cosa ne è emerso?

Confrontando i dati dei due gruppi è emerso che il trattamento osteopatico induce dei cambiamenti nella perfusione cerebrale fin da subito.

  • E’ stata ottenuta una riduzione della perfusione nel gruppo trattato immediatamente dopo l’intervento OMT, all’interno della corteccia cingolata posteriore (PCC) sinistra e nel lobo parietale superiore sinistro (SPL)
  • E’ stato ottenuto un miglioramento della perfusione nel PCC destro dopo 3 giorni come effetto a breve termine.

Cosa significa?

Dato il ruolo chiave del PCC nel contesto del Central Autonomic Network (CAN) – rete che controlla l’attività dei motoneuroni del sistema nervoso vegetativo – gli autori hanno ipotizzato che il cambiamento osservato nella perfusione potrebbe a sua volta essere indice di una modulazione simpatico-vagale come conseguenza dell’ OMT.

Inoltre alcuni studi (Guterstam A. et al, 2015) suggeriscono che la PCC sia responsabile dell’integrazione della localizzazione spaziale corporale, dunque risulta molto importante ai fini dell’esperienza coerente del sé corporeo nello spazio.

La perfusione risulta ridotta immediatamente dopo il trattamento anche nel SPL, un’area coinvolta nella cognizione spaziale, specificamente legata alla generazione e al mantenimento dell’immagine corporea.

In base ai risultati, gli autori ipotizzano che le afferenze somato-sensoriali derivanti dal trattamento possano condurre a effetti transitori sull’integrazione degli input e sul senso di proprietà del corpo.

I dati ottenuti a 72 ore invece indicano che probabilmente le alterazioni sull’immagine del proprio corpo e sul senso di appartenenza a questo siano transitori mentre possano avere un influenza più duratura sulla rete CAN.

 La cosa più interessante

Indipendentemente dall’importanza dei risultati – che sono comunque da considerare applicati ad un gruppo un po’ scarso di partecipanti -questo studio pone basi per alcune riflessioni:

  • Come visto sopra è uno dei pochi studi che tende ad osservare variazioni al trattamento osteopatico e non all’applicazione di una sua singola tecnica.
  • E’ il primo studio ad effettuare un controllo, in questo caso la risonanza, a 72 ore.
  • Lo studio è stato condotto su soggetti asintomatici, il che significa senza dolore ma non senza disfunzioni. Questo rappresenta un punto importante della ricerca in quanto il lavoro sulle disfunzioni somatiche produce quindi effetti ancor prima della presenza del dolore o di un lavoro specifico fatto sul dolore stesso.
  • Risposte più ovvie all’intervento generale di OMT potrebbero essere suscitate nei partecipanti con dolore, e ulteriori studi dovrebbero indagare se questi cambiamenti sono correlati con esiti clinici benefici, essendo quindi interpretabili come conseguenza della correzione di disfunzioni somatiche e attribuibili alla normalizzazione di input afferenti aberranti il sistema nervoso centrale.
  • Il gruppo di controllo sottoposto ad un trattamento placebo è stato valutato con un questionario in cieco da una psicologa esterna. La cosa interessante è che per molti soggetti ci fosse la percezione di essere stati sottoposti a un trattamento sperimentale osteopatico nonostante fossero solo stati toccati dall’operatore. Il 42% dei partecipanti al gruppo riteneva di essere stato sottoposto a OMT ed entrambi i gruppi erano sufficientemente sicuri dell’utilità del trattamento ricevuto.

Sarebbe importante accertare se i cambiamenti nella perfusione nelle aree coinvolte nell’attenzione diretta internamente (come la SPL) potrebbero essere attribuibili ai cambiamenti nell’attribuita rilevanza ed efficacia del trattamento ricevuto.

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