In vista della nuova edizione del Corso di Specializzazione in Medicina osteopatica e disturbi del neurosviluppo, in partenza a gennaio 2026, desideriamo condividere una recente ricerca scientifica condotta da due docenti del Master, che rappresenta un contributo significativo all’approfondimento in questo ambito.
L’articolo “Dynamic and Systemic Perspective in Autism Spectrum Disorders” di Cristina Panisi e Marina Marini (Brain Sciences, 2022) propone un cambio di paradigma nello studio e nella gestione dei disturbi dello spettro autistico (ASD). Gli autori sottolineano che l’autismo non può essere compreso solo come condizione comportamentale, ma va interpretato come fenomeno complesso, multidimensionale e sistemico che coinvolge fattori genetici, epigenetici, immunitari, metabolici e ambientali.
Un punto centrale è il superamento del conflitto tra approccio biologico e psicosociale, verso un modello bio-psico-sociale integrato. Le evidenze scientifiche mostrano infatti che, accanto a predisposizioni genetiche, giocano un ruolo decisivo i meccanismi epigenetici, soprattutto durante il periodo embrio-fetale. In questa fase, l’interazione tra sistema immunitario materno, microbiota, stress ossidativo e funzionamento mitocondriale può influenzare in modo cruciale lo sviluppo neurobiologico.
L’articolo introduce il concetto del Bad Trio (infiammazione, disfunzioni mitocondriali/ossidative e disbiosi intestinale) come motore di un circolo vizioso che accompagna molte persone nello spettro per tutta la vita, contribuendo a comorbidità diffuse come disturbi gastrointestinali, metabolici, neurologici e psichiatrici. Da qui l’urgenza di diagnosi precoci, prevenzione durante la gravidanza e i primi 1000 giorni di vita, e di un’assistenza multidisciplinare personalizzata che includa pediatri, nutrizionisti, neurologi, psicologi ed educatori.
Infine, le autrici evidenziano la necessità di un cambiamento culturale nella formazione degli operatori sanitari: attualmente troppo focalizzata sugli aspetti psicosociali, essa dovrebbe integrare le conoscenze biologiche per costruire un’assistenza realmente efficace. Solo un approccio dinamico, sistemico e personalizzato potrà rispondere alle sfide poste dall’aumento di prevalenza dell’autismo e garantire migliori traiettorie di vita alle persone nello spettro e alle loro famiglie.